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ARCHITETTURA INNOVATIVA, IL PONTE MUSMECI

ARCHITETTURA INNOVATIVA, IL PONTE MUSMECI

Sergio Musmeci (Roma, 1926 – Roma5 marzo 1981) è stato un ingegnere italiano, molto noto per le sue realizzazioni in ambito strutturistico. Studiò all’Università “La Sapienza” di Roma, dove si laureò in Ingegneria Civile nel 1948, e in Ingegneria Aeronautica nel 1953. Iniziò la propria attività professionale negli studi di Riccardo Morandi e Pier Luigi Nervi. Nel 1953 iniziò la collaborazione con l’architetto Zenaide Zanini, poi divenuta sua moglie. Sempre alla Sapienza, nel 1956 fu docente incaricato di Meccanica Razionale nella Facoltà di Ingegneria e nel 1969 tenne l’insegnamento di “Ponti e Grandi Strutture” nella Facoltà di Architettura. Come progettista, vinse nel 1970 uno dei sei primi premi ex aequo al concorso internazionale di architettura indetto dall’ANAS per il ponte sullo stretto di Messina, in cui egli propose una struttura sospesa a luce unica, con una campata di 3.000 m, sostenuta da piloni alti 600 m, con un originalissimo sistema spaziale di sospensione per irrigidire la struttura sia sul piano verticale, per consentire anche il traffico ferroviario, sia su quello orizzontale, per resistere alle spinte del vento ed evitare i rischi di di deragliamento dei treni in risposta a eccessive deformazioni (il plastico in scala del progetto è conservato al MAXXI di Roma). All’inizio degli anni settanta del XX secolo  realizzò il Ponte sul Basento, a Potenza, in cui concretizzò le sue teorie sul minimo strutturale; la costruzione risulta essere una delle sue opere più importanti, che lo ha reso famoso poichè ha preso il nome di PONTE MUSMECI. Sergio Musmeci fu un artista che studiò le strutture analizzando le figure naturali che riuscivano a reggersi in piedi senza nessun sostegno, prese spunto dal comportamento di alcuni corpi e dalle forme che formavano, costruendo cosi il ponte. Il ponte è stato costruito senza fare uso di elementi prefabbricati, ma direttamente con gettate di calcestruzzo. L’Impresa esecutrice è stata la Edilstrade Forlì – Castrocaro.

Gli oggetti naturali, data la straordinaria stratificazione di significati che recano, si prestano egregiamente a indagini, come questa, di carattere interdisciplinare. La spontanea bellezza delle forme naturali, inoltre, è un traguardo cui tendere; tale bellezza nasce da un’intima relazione tra forma, materiali e funzioni dove ogni spessore, ogni colore appaiono necessari, una sobrietà fatta di infinite sottigliezze, ciò che i teorici del design individuano nella fondamentale categoria della coerenza formale.

L’osservazione delle forme naturali da sempre ha ispirato le scelte progettuali in architettura: dal tema classico della scala a chiocciola, declinato in innumerevoli esempi antichi e contemporanei – dalla mirabile scala del Castello di Blois attribuita a Leonardo a quelle di Gaudi per la Sagrada familia  fino al recente Museo di Pei a Berlino – a legami più sottili e profondi tra forma architettonica e principio naturale (basti pensare a tutta la tarda produzione di Gaudi fondata su un vocabolario di forme statiche spontanee implicitamente evocanti oggetti naturali). Questo tipo di ricerca, fondendosi sempre più, nel corso del novecento con la cosiddetta architettura degli ingegneri, è stata portata avanti, seppur con linguaggi e approcci molto diversi, da personaggi, in particolare da Musmeci.

Quest’ultimo, infatti, si ispirò soprattutto a figure che rappresentavano le isometriche delle ossa e i girasoli; osservando l’ampliamento del fiore, egli arrivò alla conclusione che la natura da sola crea delle forme perfette in grado di dare stabilità con un minimo di superfice.

 

 

 

“La forma può essere il mezzo con il quale risolvere un problema strutturale, si tratta certamente del mezzo più potente e, in ogni caso, dell’unico che permetta alla struttura di comunicare visivamente la propria realtà”

 

 

 

“Nella misura in cui aderisce alla propria funzione statica, può divenire pericolo di una comunicazione tra l’oggetto architettonico e la facoltà intuitiva del fruitore”

 

 

“La forma è l’incognita, non le tensioni”

 

Il ponte Musmeci a EXPO 2015

Nell’EXPO avvenuto nel 2015 a Milano, in Italia, dove ogni regione doveva rappresentarsi attraverso un oggetto che poteva meglio rappresentarla, la Basilicata scelse come proprio oggetto il ponte Musmeci, per il suo rapporto con il fiume e il paesaggio urbano. Ci sono voluti diversi anni per progettare e realizzare il viadotto e  per chi lavorò al cantiere si trattò di un’impresa di innovazione.

Negli anni è stato visitato da matematici, architetti e ingegneri da ogni parte del mondo. Niente, però, lo spiega meglio dello stupore del cittadino che lo attraversa nella sua pancia : consente di percorrere le membrane sottilissime del viadotto, al di sotto della strada e sopra l’acqua.

Alessia Matera

2 pensieri su “ARCHITETTURA INNOVATIVA, IL PONTE MUSMECI

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