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Impariamo il “rischio”

Impariamo il “rischio”

I dati relativi ai terremoti del 20° secolo ci informano che in Italia ci sono state più di 150.000 vittime, i danni sono pari a 120 miliardi di euro e che per tornare alla normalità si è speso 2,4 miliardi per anno.

 

DEFINIZIONE DI RISCHIO

Il rischio è la sommatoria dell’unione della pericolosità, ovvero la probabilità che si verifichi un evento catastrofico, della vulnerabilità, cioè della propensione ai danni, e del valore esposto o stima dei danni.

Per ridurre il rischio bisogna quindi ridurre la vulnerabilità investendo in prevenzione.

La stabilità degli edifici dipende da una serie di fattori:

  • RIGIDEZZA, ovvero il rapporto costante tra la forza applicata e la variazione della lunghezza del materiale. Essa è espressa da una costante elastica k che varia in base al materiale.
  • VISCOSITA’ e DUTTILITA’, la proprietà di alcuni materiali che per effetto di forze di trazione possono esser ridotti facilmente in fili sottilissimi.
  • RISONANZA, quando la lunghezza d’onda del sisma approccia l’oscillazione dell’edificio

 

Per questo l’uomo ha congeniato una serie di tecniche edilizie che consentono di affrontare facilmente i terremoti come il cemento armato.

Il cemento armato è costituito da calcestruzzo, altamente resistente a compressione e da barre di ferro altamente resistenti alla deformazione, ma in caso di una risonanza del terreno non adeguata rischiano ugualmente il crollo.

Un altro sistema è la controventatura o struttura di rinforzo a x, molto utilizzata in Cile dove le strutture portanti sono in acciaio e i terremoti ad elevato rilascio energetico sono frequenti.

Infine, ci sono gli isolatori sismici, che abbiamo visionato durante l’incontro con l’Ingegnere Restaino e abbiamo visto messi in funzione nel cantiere ASTOR. Attualmente essi sono i migliori sistemi che consentono di affrontare anche il problema della risonanza che non sempre il cemento armato riesce a sopperire.

Nelle palazzine costruite dall’ASTOR, denominate Giotto, sono montati due tipi di isolatori, quelli elastomerici e quelli a scorrimento.

Il primo, in gomma naturale o in gomma sintetica, è formato da un’alternanza di strati di lamierini di acciaio e elastomero, resi solidi da processi di vulcanizzazione a caldo.

I secondi, in acciaio-teflon, scorrono su superfici piane ad attrito radente con o senza lubrificazione; questi isolatori necessitano di un sistema elastico di ricentramento dopo il sisma e possono essere associati ad isolatori elastici elastomerici che assolvono tale funzione.

Investire con queste innovativi dispositivi in zone sismiche è fondamentale anche se i costi sono molto elevati, ma la vita non ha prezzo!

Erika Santangelo

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